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LA CARAMBOLA

L’Averrhoa carambola, appartenente alla Famiglia delle Oxalidaceae, è un albero originario dello Sri Lanka, dell’India e delle Isole Molucche; diffuso in tutto il Sud-est asiatico, viene coltivato anche in Brasile, Ghana, Guyana e nella Polinesia francese. Il frutto (carambola) ha un bel colore di colore giallo-arancio, e si riconosce facilmente per la sezione a stella a cinque punte.

Il frutto (Carambola o Star-fruit), a maturazione ottimale, ha un bel color giallo-arancio. Nei luoghi di origine viene consumato anche verde, spremuto nelle pietanze come un limone o a fette nelle insalate. Il gusto della carambola è un misto di diversi frutti, come limone, ananas, prugna.

Esistono due varietà di carambola: a frutto acido e dolce; quest’ultimo è esportato in Italia, specie nel periodo natalizio. Grazie alla sua forma originale, viene impiegato come guarnimento in pasticceria e nelle preparazione di bevande dal gusto esotico. Prelibati sono i liquori che si distillano dal succo di carambola, mentre la polpa può anche essere trasformata in canditi. Leggi il resto di questo articolo »

A TAVOLA CON L’IPAD

Sta crescendo una nuova generazione di cuochi che ai vecchi ricettari di carta preferisce i programmi da consultare sull’ipad. Applicazioni come “20-minute meals”, “Professional Chef” o “How to cook everything” quando si tratta di preparare una pietanza tornano utili per la possibilità di seguire le istruzioni passo a passo con l’aiuto dei video esplicativi, e di poter cliccare e zoomare sui particolari. Alcune applicazioni, come “Professional Chef”, permettono anche di scambiarsi consigli e dritte con gli altri utilizzatori e prendere appunti su un blocco note virtuale. L’ultima moda sono i ricettari digitali con illustrazioni animate al posto dei video.

SALUTE E CUCINA

Aglio. E’ un ottimo vasodilatatore, quindi fa bene al cuore e alla circolazione. I grandi apneisti  ne mangiano una testina ogni mattina.  Esistono anche pillole in farmacia con il principio attivo dell’aglio ma senza odore.

Aragosta e Crostacei. Dicono che siano afrodisiaci, non esistono prove a riguardo, incuriosice tuttavia il fatto che che siano tutti cibi molto cari (caviale, champagne..). Un abile trovata di marketing ??

Cioccolato, come sceglierlo. Occhio agli ingredienti. Pasta di Cacao, si ottiene dalle bacche della pianta di Cacao. Per fare il cioccolato si puo’ usare così com’è , oppure si separa in burro di cacaco e cacao in polvere. Il cacao percio’ ha meno grassi e calorie rispetto al cioccolato (355 vs 540 fondente, 570 al latte). Burro di cacao: è la parte grassa del cacao che lo rende morbido e fondente in bocca. Cioccolato: preparato mescolando a lungo pasta di cacao e zucchero; si possono aggiungere altri ingredienti come aromi, latte e frutta secca. Grassi: nei cioccolati di qualità più bassa il burro di cacao è sostituito con altri grassi di altra natura  ma deve essere segnalato, attenzione all’Olio di palma, (pare che non faccia bene al cuore). Varietà di Cacao: il più diffuso è il Trinitario, poi il Criollo (più aromatico) e il Forastero (più acidulo). Fine e ExtraFine: il cioccolato ha almeno il 35% di cacao, se supera il 43 per cento diventa extra, fine oppure finissimo, aumenta la qualità ma anche il prezzo. Leggi il resto di questo articolo »

SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO?

Siamo ciò che mangiamo. Ci viene ripetuto sempre più spesso da medici e dietologi, un’evidenza confermata anche dai numerosi test sull’alimentazione che certificano sotto vari punti di vista l’importanza di un cibo sano ed equilibrato.

Gli esiti di una ricerca molto recente attribuiscono al cibo anche i nostri sbalzi di umore. Infatti, recentissima è la prova che ciò che si trova nel piatto influisce anche sull’umore, un disturbo che tecnicamente si chiama Sad, Seasonal affective disorder, cioè squilibrio umorale stagionale, un mix di stanchezza e lieve depressione che pare abbia una stretta relazione con l’alimentazione e i cambiamenti climatici.

Lunatici, nervosi, tristi e malinconici, la colpa sarebbe da ricercarsi in cosa mangiate a pranzo e a cena e in una insufficiente esposizione solare. Infatti, minori ore di luce riducono la presenza nell’organismo di serotonina, neurotrasmettitore che ha un’azione positiva sull’umore. Zuccheri e carboidrati ne stimolano la produzione, per questo si sente più che mai il bisogno di nutrirsi di cibi dolci, con un alta percentuale di saccarosio. Inoltre, si è scoperto che se si vive sopra il 40esimo parallelo, quello di Salerno ad esempio, da ottobre e febbraio il sole non riesce ad assicurare la produzione naturale di vitamina D, altra fonte di benessere psicofisico. Leggi il resto di questo articolo »

GELATO ALL’AZOTO LIQUIDO AL GUSTO DI CAFFE’

Ingredienti per 6 persone:

10 tuorli d’uovo 200 gr di zucchero 100 gr di sciroppo di glucosio a 32 °C 5 cucchiaini di polvere di caffè solubile 5 cucchiaini di cacao amaro 1 litro di latte 1/2 litro di panna Azoto liquido.

Preparazione:

Montare i tuorli con lo zucchero, aggiungere metà latte cacao, caffè e glucosio. Scaldare il resto del latte e aggiungerlo montando. Raffreddare senza gelare, versando poco azoto liquido mentre si continua a mescolare, poi aggiungere la panna montata. Versare il composto in una bastardella, recipiente emisferico di acciaio con i manici (va bene anche una zuppiera, purchè sia di metallo), e versare l’azoto liquido montando con una frusta metallica, avendo cura di fare movimenti dal basso verso l’alto. Quando la crema raggiunge la consistenza desiderata, interrompere l’aggiunta di azoto liquido, omogeneizzare con la frusta e servire con un dosatore per gelati

AZOTO LIQUIDO IN CUCINA

L’azoto è un gas molto comune in natura (compone il 79% dell’atmosfera terreste) che ha un punto di ebollizione molto basso a 77,35 K, cioè -195,82 °C. Quindi se viene ridotto allo stato liquido per compressione, poi può essere trasportato sotto pressione, e quando viene liberato, assorbe grandi quantità di calore per poter evaporare, questo è il motivo del fumo bianco e pulito che produce l’azoto liquido a contatto con l’aria. Con questo sistema l’azoto liquido può essere utilizzato come potente refrigerante. Nella macinazione di numerosi alimenti l’azoto liquido viene impiegato per assorbire il calore generato dall’attrito, che potrebbe causare l’eccessivo riscaldamento del prodotto provocandone la fusione e la formazione di grumi indesiderati o la degradazione termica. L’azoto liquido viene preferito all’anidride carbonica liquida e ai metodi meccanici nella surgelazione di alimenti di piccole dimensioni per via della maggiore rapidità di raffreddamento che è in grado di garantire. Spesso noi colleghiamo l’azoto liquido con il rimedio per eliminare le verruche … ecco, specifichiamo subito che gli usi sono profondamente diversi! Ci sono dei suggerimenti pratici per utilizzare l’azoto liquido, ma non è così pericoloso come si crede… è ovvio, va evitato il contatto prolungato con la pelle e gli occhi per prevenire le ustioni da freddo. Ma se adottate le stesse precauzioni che usate quando friggete o bollite, è praticamente impossibile che vi succeda qualcosa. L’azoto liquido si produce liquefacendo l’aria. Ci sono diversi fornitori in Italia (li trovate nelle Pagine Gialle sotto la voce “gas tecnici“). Il costo non è elevato (circa 1 euro al litro), ma il prezzo si alza notevolmente per il contenitore detto Dewar, un bidone non pressurizzato a imboccatura stretta. Il prezzo varia tra 500 e 1000 euro per un contenitore da circa 25 litri. Una soluzione potrebbe essere quello di chiedere ai fornitori il noleggio del contenitore. Ma se avrete pazienza, probabilmente fra qualche anno si troveranno in commercio dei contenitori molto più economici e di dimensioni ridotte. Informazioni importanti sull’utilizzo dell’azoto liquido: L’azoto può essere messo in un termos d’acciaio,  ma non va mai chiuso. Per utilizzarlo è utile costruirsi una bacinella isolante: in una bacinella di plastica mettere un foglio di panno-carta da cucina in modo che ne copra tutta la superficie interna. A questo punto mettete dentro al panno una bacinella di metallo. Ecco fatto!

IDROMELE

L’idromele (/idroˈmɛle/, dal greco ὕδωρ, hýdor “acqua” e μέλι, méli “miele”), è prodotto dalla fermentazione del miele. È forse il fermentato più antico del mondo e nell’antichità era noto come “la bevanda degli dèi”. Non si hanno notizie certe sul periodo in cui l’uomo imparò a produrre l’idromele, ma si suppone che l’origine sia antichissima, vista anche la semplicità di preparazione. Lo si trova prodotto quasi ovunque si trovino le api. Conosciamo un idromele dell’antico Egitto, quello dell’antica Grecia, uno dell’Inghilterra celtica, l’idromele della Scandinavia vichinga, quello degli antichi slavi e probabilmente ne esistono e ne sono esistiti molti prodotti anche in altri luoghi. L’idromele aveva una grande importanza nella cultura norrena (scandinava) precristiana; nella letteratura e nella mitologia viene rappresentata come la bevanda dei re, la preferita del dio Odino e del mezzelfo di altre creature sovrumane (come la mitica fiera Ofiulco). La tradizione vuole che due nani uccidano il vate Kvasir e dal suo sangue ricavino l’idromele, capace di dare sapienza e poesia. Era tradizione che le coppie appena sposate bevessero idromele durante il periodo di una luna dopo il matrimonio per ottenere un figlio maschio. Da lì sembra provenire la tradizione della “Luna di miele”

Ingredienti:

2 gr cannella (corteccia), 1/2 gr chiodi di garofano 400 gr miele del migliore 350 gr alcol a 90 gradi 1 lt. acqua 1 scorza di limone solo la parte gialla

Preparazione:

era questa la bevanda degli antichi tanto decantata da Platone? Chi ne prova il sapore sarebbe tentato di rispondere di si. Lasciate macerare in un vaso ben chiuso la cannella, il garofano ed il limone nell’alcol per 10 giorni. Trascorso questo periodo filtrate. mescolate il miele con l’acqua e fate bollire fino a ridurre a metà il volume della soluzione, lasciate intiepidire versatela sul macinato. quando si raffredda imbottigliate chiudendo con ceralacca e sughero. allorché avvicinerete il liquore alla bocca v vi parrà d’avvertire le labbra di venere posarsi su di voi. usatelo come un energetico ricostituente.

Fonte: Quaderno Del Basso-Orsini

TIRAMISU’ – LE ORIGINI

Diverse regioni italiane (Veneto, Toscana, Piemonte) rivendicano la paternità dell’origine della ricetta. Per quanto riguarda il Veneto, si narra che il conte Camillo Benso di Cavour era molto provato per la difficile impresa di unificazione dell’Italia. Un noto pasticcere piemontese creò questo dolce per fargli cosa gradita e risollevargli il morale nei momenti peggiori.

Per la toscana, si narra che il dolce fu creato in occasione della visita a Siena del Granduca di Toscana Cosimo De’ Medici nel XVII secolo. I pasticceri dell’epoca prepararono questo dolce goloso con ingredienti semplici.Il duca ne rimase colpito e affascinato. Il dolce molto apprezzato fu diffuso all’interno della corte con il nome di zuppa del duca. In seguito prese il nome di tiramisù per le sue presunte proprietà afrodisiache;infine per il Veneto, si narra che il dolce fu creato alla fine del XVIII secolo dal cuoco di un noto ristorante trevigiano situato nei pressi di una casa chiusa.Il tiramisù considerato un afrodisiaco, veniva servito ai clienti affinchè avessero prestazioni migliori.

Negli antichi ricettari in realtà si trovano solo ricette vagamente simili a quella attuale, la cui pubblicazione si trova sui libri e riviste di cucina, solo a partire dagli anni 70′. Al giorno d’oggi esistono moltissime varianti della ricetta, molte alla frutta, tra cui la più conosciuta  è il tiramisù alle fragole.