Quasi 60% degli italiani, secondo un’indagine Demoskopea, si dichiara pronto a spendere di più pur di stappare una bottiglia di vino chiusa con il sughero. Senza contare che il sughero aiuta a ridurre la produzione di gas serra dell’industria vitivinicola, come rilevato da uno studio della Scuola di Agraria di Lisbona sulla foresta di sughero portoghese, uno dei più pregiati al mondo. Sembra quindi assodato che il tappo di sughero, quando il materiale è sano, sia l’unica soluzione naturale per la conservazione del vino. Ma quali sono le alternative?
La sua origine è piuttosto discussa: originario forse delle Indie Orientali, sicuramente coltivato in Cina migliaia di anni fa, è ancora oggi molto diffuso in Asia e Africa, mentre in Europa la coltivazione per l’alimentazione umana andò notevolmente diminuendo a causa dell’introduzione del mais americano. È interessante rilevare che secondo alcuni storici il miglio fu forse il precursore di tutti i cereali: raccolto allo stato selvatico, potrebbe aver nutrito l’umanità fino alla scoperta dell’aratro.
Attualmente si conoscono diverse varietà di miglio (comune, rotondo, lungo, a candela…) che vengono consumate nell’alimentazione umana dopo la decorticazione, in quanto gli strati che costituiscono la parte non commestibile sono talmente sottili e coriacei da non consentire la sbramatura come avviene per quasi tutti i cereali. Dopo il raccolto i chicchi vengono perciò puliti e decorticati della scorza. Nel miglio impiegato come mangime per animali, la scorza viene invece conservata. Continua a leggere
Come per tutte le Feste che prevedano un pranzo, apparecchiare la tavola di Pasqua in modo da renderla assolutamente speciale alla vista, è importante almeno quanto studiare ricette adatte e gradite a tutti i commensali.
Chi ama i colori e i profumi delicati della primavera può usare i fiori di pesco e le margheritine di prato, raccolti in piccoli vasi distribuiti qua e là. In alternativa la tavola può essere decorata realizzando un piccolo manto verde da adagiare al centro con rametti a foglie minute, come quelle delle felci o dell’edera, su cui distribuire direttamente i fiori.
Noi italiani siamo fan dello yogurt, alimento che consumiamo volentieri e spesso, perché ci nutre in modo fresco e leggero. Ma anche perché ci infonde sensazioni piacevoli di calma e distensione e ci aiuta a raggiungere l’equilibrio psico-fisico.
Lo rivela una recente indagine commissionata da Assolatte ad AstraRicerche, che sul vissuto relativo a questo alimento ha intervistato un campione rappresentativo del popolo del Belpaese.
Sono più di 17 milioni gli italiani che consumano yogurt almeno tre volte durante la settimana, in particolare le donne casalinghe.
Ma a quali sensazioni viene associato questo alimento? Innanzitutto è sinonimo di sana e corretta alimentazione; è visto come un alleato per il proprio benessere e un aiuto nelle diete dimagranti. Ci sono poi quelli per cui mangiare uno yogurt significa concedersi una pausa di relax e di serenità, in cui godere del gusto, del profumo e della freschezza di tale alimento. Continua a leggere
Le origini di questo alimento, molto diffuso nella vita quotidiana, sono assai antiche ed incerte. La scoperta, probabilmente, fu casuale: il latte, se lasciato a contatto con gli otri ricavati dalla pelle o dallo stomaco degli animali da cui veniva ottenuto, venendo a contatto con particolari tipi di fermenti e grazie all’azione del calore, si tramuta naturalmente in yogurt. Si ritiene, data l’etimologia del nome, che siano state le genti Turco-Altaiche o Uralo-Altaiche a diffonderlo.
In seguito ai contatti culturali ed alle migrazioni dei popoli che già lo usavano presso di loro, l’uso dello yogurt si diffuse presto in tutto l’Occidente fra i fenici, i greci, gli egizi ed i romani. L’opera di diffusione continuò, al contempo, in Oriente: se ne trova traccia nelle novelle de Le mille e una notte, d’uso diffuso, quindi, anche fra gli Arabi. Lo yogurt incontrò un eccezionale successo anche in India, ove a tutt’oggi costituisce uno dei principali alimenti della dieta locale.
Circondato dalla fama di panacea, di rimedio per l’insonnia e la tubercolosi e di ausilio per la rigenerazione del sangue, lo yogurt non era ancora mai stato analizzato dal punto di vista scientifico. Così Ilya Ilyich Mechnikov, Continua a leggere
È una variante del caffè in ghiaccio anch’essa tipicamente salentina, che prevede l’utilizzo del latte di mandorla come dolcificante sostituto dello zucchero. Continua a leggere
Il caffè in ghiaccio è una bevanda fredda a base di caffè la cui preparazione è tipica del Salento e della zona di Lecce in particolar modo, anche se il suo utilizzo si è ormai diffuso in tutta Italia. Si utilizza soprattutto nel periodo estivo. La bevanda è stata inventata da Antonio Quarta, pittore e proprietario di un piccolo bar leccese, negli anni cinquanta del XX secolo e poi fondatore della Quarta Caffè. La necessità era quella di sostituire il tradizionale caffè freddo (il caffè messo a raffreddare in frigorifero) che oltre a perdere la sua fragranza iniziale tende a diventare acido in poche ore. Continua a leggere
900 ml di acqua, 100 gr di piloncillo (o zucchero scuro), 4 bastoncini di cannella, 140 gr di semi di caffè arrostiti e macinati, anice (opzionale).
Preparazione: Continua a leggere

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